La boxe non è solo ribalta internazionale, notorietà e popolarità. Nella maggior parte dei casi le storie di pugilato piu’ vicine al mondo reale hanno come protagonisti giovani ragazzi che fanno della noble art una vera e propria ragione di vita e che in nome di questa loro istintiva e sincera passione sacrificano i migliori anni della loro esistenza. Questo è il motivo per cui oggi abbiamo voluto dare spazio - all’interno della consueta rubrica “A tu per tu” - non ad un pugile già affermato ma ad un promettente boxer dilettante che ha vissuto un periodo difficile contrassegnato da un fastidioso infortunio che lo ha tenuto lontano dal ring per piu’ di un anno. Si tratta di Mattia Pileggi, venticinquenne peso medio romano dalle ottime credenziali e dal grande seguito di pubblico. Lo abbiamo incontrato e gli abbiamo voluto dare voce per meglio capire i problemi con cui si è dovuto confrontare e le ritrovate aspettative riguardanti la realizzazione del suo unico sogno: quello di diventare un pugile professionista di successo. Una storia semplice ma anche comune a tanti giovani ragazzi che ambiscono a ritagliarsi uno spazio significativo nel sempre piu’ difficile e complicato panorama della boxe italiana.
Ciao Mattia, ci parli un po’ dei tuoi inizi e della tua carriera da dilettante?
“Ho iniziato ad andare in palestra a tredici anni. Per me la boxe ha rappresentato una via d’uscita ai problemi della strada, un modo per convogliare la mia vivacità (tanto per usare un eufemismo) in qualcosa di positivo. A 22 anni ho fatto il mio primo match da dilettante, vincendo per ko dopo soli trenta secondi. Dopo quel combattimento ho sostenuto altri quindici incontri vincendoli quasi tutti prima del limite. Il match piu’ spettacolare è stato sicuramente quello contro Gagliardi, nel sottoclou del titolo italiano Di Feto- Oi. Poi l’infortunio…. ”
Come si sei fatto male ?
“Mi sono infortunato durante l’ultimo match riportando la rottura del cercine e del tendine della spalla. Per risolvere il problema mi sono dovuto sottoporre ad un intervento di quasi cinque ore. A questo proposito ci tengo a ringraziare il chirurgo che mi ha operato (il dr. Modenesi), il fisioterapista Manuel Graziani ed il preparatore atletico Diego Adamo. Loro sono state le tre persone che mi hanno rimesso in sesto…ma quanti sacrifici…”
Cosa ti è mancato di piu’ in questo anno di riposo forzato ?
“Mi è mancata la vita quotidiana del pugile, la doppia seduta di allenamento (a pranzo e spesso anche la sera), l’ansia prima di un combattimento, gli amici che ti chiedono come vanno le cose….sembreranno cose futili ma per me erano e sono importanti”
Ora finalmente hai ripreso ad allenarti …..
“Si, ho riniziato presso la Talenti Boxe, con il mio maestro di sempre Roberto Ferri e con Massimo Tamagnini. Con loro stiamo pianificando il mio futuro nel breve e medio periodo. Vorrei fare un match di rientro il 15 Aprile al Dirigibile di Capena per poi puntare dritto ai Campionati italiani I Serie. Il mio obiettivo è quello di diventare professionista entro un anno. Credo che la mia boxe - fatta di pochi colpi ma potenti ed incisivi - si adatti meglio alle regole ed alle caratteristiche del pugilato professionistico. Da questo punto di vista mi sento molto fiducioso”
Non ti mette un po’ paura lo stato in cui versa il pugilato professionistico in Italia ?
“Ti dico la verità. Io pratico la boxe per passione. Sono consapevole delle difficoltà che devono affrontare i pugili professionisti in Italia. Nel nostro paese purtroppo c’è solo il calcio, agli altri sport le televisioni concedono poco piu’ delle briciole e circolano quindi pochi soldi. Per questo motivo io in questi anni ho cercato di crearmi un futuro che non dipenda solo dal pugilato. Due mesi fa mi sono aperto un ristorante (l’ho chiamto “Fuori i secondi” tanto per rimanere in tema) nel quartiere dove abito (Colle Salario) ed in piu’ insegno boxe presso la Montesacro Boxe”.
Abbiamo spesso seguito i tuoi match e siamo rimasti stupiti dal seguito che hai.
“Sì, è vero, ho sempre un nutrito gruppo di amici che segue con i miei incontri. Credo che questo derivi dal fatto che io rappresento, nel mio quartiere, un esempio positivo. Di questo mi sento orgoglioso, qualcosa di buono comunque potro’ dire di aver fatto a prescindere dai miei successi nel mondo della boxe”
Quali sono le persone che ti sono state e ti sono piu’ vicine in questo percorso ?
“Mio padre e la mia compagna su tutti. Poi tre amici a cui tengo molto, Federico Ranalli, Adriano Cardarello ed Alessandro Vergara. Anche loro sono pugili (i primi due professionisti) e con loro spesso mi confronto per tirare fuori il meglio di me”
Un ultima domanda. Che consiglio daresti ad un ragazzo che vuole intraprendere la tua strada ?
“Quello di credere fortemente nel proprio sogno, ma di restare sempre con i piedi per terra tenedo bene a mente che fuori dal ring ci aspetta una vita dura e difficile che va affrontata - quotidianamente - con la stessa determinazione e cattiveria con la quale un pugile incrocia i guanti con il proprio avversario”.
Stefano Buttafuoco (Boxeringweb)
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